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Vertice Fao

I 600 delegati di organizzazioni contadine, di agricoltori, pescatori, donne, giovani indigeni e Ong internazionali riunite alla «Città dell'altra economia» per il Forum parallelo al Vertice della Fao, hanno espresso grande delusione per la dichiarazione approvata. «Il modello di sviluppo e le politiche agricolo-alimentari fin qui perseguito - ha sottolineato in una nota il presidente dell'Associazione Ong italiane Sergio Marelli - hanno fatto sì che negli ultimi due anni il numero degli affamati crescesse di 200 milioni. Il prezzo pagato per ottenere il voto favorevole di Usa, Canada, Australia e degli altri paesi del G8 è troppo alto». Per Marelli, «aver tolto il riferimento temporale del 2025 per l'eliminazione totale della fame nel mondo, aver cancellato la necessità di stanziare 44 miliardi di dollari all'anno per il sostegno all'agricoltura come richiesto dal direttore generale della Fao Diouf, fanno di questa dichiarazione un documento «privo di ogni strumento per rendere efficace la lotta alla fame nel mondo». Inoltre, ha aggiunto Marelli, «l'assenza dei leader del G8 al vertice, anticipata con le dichiarazioni di ieri circa l'accordo tra Usa e Cina per sminuire i risultati del vertice di Copenaghen sul clima, è un chiaro messaggio di come i Paesi ricchi cerchino ancora di imporre la loro politica nei confronti di quelli poveri». Per Marelli, «le politiche agricolo-alimentari e la gestione delle risorse per la loro implementazione non possono che essere competenza delle agenzie specializzate dell'Onu (Fao, Pam, Ifad, ndr.) e non vanno consegnate alla Banca Mondiale come vorrebbero i G8».

CONTRO LE MULTINAZIONALI - «Circa l'80% delle persone che soffrono la fame vivono nelle zone rurali, ma la politica della Fao è quella di concentrarsi sulle multinazionali», è la denuncia di Henry Saragih, coordinatore generale de 'La Via Campesina', movimento internazionale dei piccoli agricoltori. Davanti alla loro tenda, i militanti hanno interpretato una sceneggiata dove incarnano i piccoli produttori dell'America Latina e dell'Africa vessati dalle multinazionali tra cui il gigante americano Monsanto. E dalle organizzazioni della società civile giunge anche, attraverso un comunicato congiunto, l'invito ai grandi della terra di sostenere l'uso degli stock mondiali di prodotti agricoli »come passo essenziale per assicurare una sicurezza alimentare per tutti.


 
 


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